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I nostri antenati abitavano la giungla: più resistenti di quanto credessimo

I nostri antenati abitavano la giungla: più resistenti di quanto credessimo

2026-05-20T06:50:29.112338+00:00

L’idea sbagliata che ha resistito per decenni

Per anni gli studiosi hanno dato per scontato che le foreste pluviali fossero un ostacolo insormontabile per i nostri antenati. Si credeva che l’uomo primitivo preferisse le savane aperte, le coste e i luoghi dove si poteva vedere lontano e trovare cibo con facilità. La giungla fitta, umida e piena di ostacoli veniva considerata troppo complicata e pericolosa.

Poi è arrivata una scoperta che ha ribaltato tutto.

Un mistero rimasto sepolto quarant’anni

Negli anni Ottanta, in Costa d’Avorio, gli archeologi trovarono antichi utensili di pietra a Bété I. Non riuscivano però a stabilirne l’età né a capire come fosse il paesaggio di allora. La tecnologia dell’epoca non lo permetteva. Così gli oggetti rimasero in un cassetto per decenni.

Solo di recente un gruppo internazionale di ricercatori ha ripreso in esame il sito con strumenti nuovi. Grazie a metodi come la luminescenza otticamente stimolata e la risonanza di spin elettronico, è stato possibile datare i reperti con precisione. Il risultato: 150.000 anni.

Prima di questa scoperta, la presenza umana nelle foreste africane risaliva al massimo a 18.000 anni fa. Ora il limite si è più che raddoppiato. E anche a livello globale, il record precedente di 70.000 anni, registrato in Asia sudorientale, è stato superato.

Un ambiente davvero fitto

I ricercatori non si sono limitati a datare gli utensili. Hanno anche analizzato il terreno intorno: pollini, cere vegetali e minuscole strutture di silice lasciate dalle piante. Tutti gli indizi indicano una foresta densa e umida. Non si tratta di un’area marginale o di transizione. I primi uomini vivevano già dentro la giungla vera e propria.

Cosa cambia davvero

La scoperta modifica il modo in cui immaginiamo l’evoluzione umana. A lungo si è pensato che la nostra specie si fosse specializzata in un solo tipo di ambiente e avesse poi conquistato il resto del mondo grazie a quella specializzazione. Oggi sembra invece che i primi Homo sapiens fossero generalisti. Abili a vivere in savane, deserti, coste e foreste. Questa flessibilità potrebbe essere stata il vero vantaggio che ha permesso alla nostra specie di diffondersi ovunque, mentre altre si sono estinte.

Il tempo stringe

C’è però un aspetto triste. Subito dopo la conclusione dello studio, l’attività mineraria ha cancellato il sito. Il luogo è stato distrutto. Il lavoro fatto potrebbe rappresentare l’ultima chance di studiare quella particolare zona. E il problema non è solo questo: in ambienti caldi e umidi le tracce del passato si conservano male. Molle

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