Quando una malattia è già un problema, tante insieme diventano un disastro
Immagina un serpente selvatico nella sua zona abituale. Deve già fare i conti con il cibo da trovare, i predatori e il rischio di finire sotto una vanga. Ora aggiungi una fungo che gli corrode la pelle, dei parassiti nei polmoni e dei batteri nel sangue. Tutti insieme.
È la realtà di centinaia di serpenti nel sud-est degli Stati Uniti, secondo uno studio recente. E i dettagli sono piuttosto duri da leggere.
Uno sguardo più ampio alle infezioni
Fino a poco tempo fa la ricerca sui serpenti si concentrava quasi solo su una singola malattia fungina, l’oofidiomicosi. Un gruppo dell’Università della Georgia ha deciso di cambiare approccio: ha controllato più di cinquecento serpenti per sette patogeni diversi. Il risultato è stato chiaro: la maggior parte degli animali convive con più infezioni contemporaneamente.
I numeri parlano chiaro
Meno del 20 % dei serpenti esaminati era completamente sano. Oltre l’80 % aveva almeno un patogeno. Il batterio Salmonella enterica era presente in quasi due terzi degli individui, mentre il parassita Hepatozoon, trasmesso dalle zecche, ne aveva infettati più della metà. Il 44 % dei serpenti portava almeno due patogeni, e alcuni ne avevano addirittura quattro.
I crotalini pagano il prezzo più alto
Le specie reagiscono in modo diverso. I pygmy rattlesnakes risultano i più colpiti: oltre un terzo mostrava la malattia fungina e segni visibili di sofferenza. Al contrario, ribbon snakes e ring-necked snakes presentavano tassi molto più bassi.
I ricercatori spiegano che i crotalini subiscono già forti pressioni da parte dell’uomo, che spesso li uccide per paura. Questo stress continuo indebolisce le difese immunitarie e li rende più vulnerabili. Inoltre, la loro dieta ricca di rane e lucertole li espone facilmente ai parassiti polmonari.
Il contesto ambientale conta
Il luogo in cui vivono i serpenti influenza molto la diffusione delle malattie. In Georgia la fungo è più comune, mentre in Florida prevalgono i parassiti polmonari. Condizioni locali di umidità, temperatura e presenza di ospiti intermedi sembrano decisive.
Lesioni cutanee e rischio di contagio
Un altro dato rilevante: i serpenti con lesioni visibili sulla pelle hanno probabilità molto più alte di infezione fungina (oltre il 30 %) rispetto a quelli con pelle sana (solo il 2 %). La cute danneggiata offre al fungo un facile punto d’ingresso.
Perché questi risultati contano per la conservazione
I serpenti affrontano già la perdita di habitat, il cambiamento climatico e la persecuzione umana. Ora sappiamo che devono gestire anche un insieme di malattie che si alimentano a vicenda, creando un circolo vizioso. Lo studio copre solo una parte del sud-est americano, quindi i numeri esatti non valgono ovunque, ma il messaggio è chiaro: le minacce si sommano.
Il passo successivo
Capire che le infezioni arrivano spesso in gruppo aiuta a spiegare il declino di alcune popolazioni. Le strategie di conservazione non possono più limitarsi a un solo problema: serve un approccio combinato tra gestione delle malattie, tutela degli habitat e riduzione dei conflitti con l’uomo.