La rana che nessuno aveva mai veramente guardato
Avete presente quando cerchi qualcosa per casa per mezz'ora, e poi scopri che era proprio lì, davanti ai tuoi occhi? Ecco, agli scienziati è capitata più o meno la stessa cosa. Ma con una rana.
Una storia di omonimia lunga un secolo
Immaginate di passare anni a studiare gli anfibi nelle foreste dell'Ecuador. Ogni notte sentite lo stesso suono: un click-click-click ripetuto all'infinito. Vedete questi animaletti ovunque. Li calpestate pure, capita. Sono parte del paesaggio, parte della routine.
Ecco, per oltre cent'anni nessuno si è mai chiesto se quei richiami appartenessero a una specie già classificata oppure no. Si dava per scontato che fosse tutto a posto. Come se qualcuno avesse già fatto i compiti.
Quella rana si chiama Pristimantis milpe — la rana ladra di Milpe. E la sua storia mi ha fatto cambiare il modo di vedere la scienza.
Il concerto notturno nel sottobosco
Queste rane sono creature notturne. I maschi si appostano sulle foglie, a qualche metro da terra, e urlano i loro richiami cliccando come matti. Non sono timidi, non si nascondono. Se avete camminato nelle foreste del Chocó, nell'ovest dell'Ecuador o nel sud della Colombia, li avete sicuramente sentiti.
Le femmine, devo ammetterlo, sono più eleganti. Hanno colorazioni sgargianti nella zona dell'inguine e delle cosce: arancio vivo o azzurro chiaro, con macchie nere. I maschi invece sono più discreti, con tonalità uniformi.
Parliamo di un areale che si estende per oltre 67mila chilometri quadrati. Dai livelli del mare fino a 1200 metri di altitudine. Non è una rana rara che vive in qualche angolo nascosto. È ovunque.
Come si fa a non vederla?
Qui viene il bello. Santiago Ron, ricercatore alla Pontificia Universidad Católica del Ecuador, è andato al Natural History Museum di Londra. Doveva controllare i vecchi esemplari conservati — i cosiddetti "tipi" nella terminologia scientifica — raccolti nell'Ottocento.
Confrontando quelle rane polverose con le popolazioni viventi nel Chocó, è emerso che i campioni storici erano stati associati alla specie sbagliata. Per cent'anni i ricercatori le avevano ascoltate, documentate, studiate — e avevano semplicemente supposto che avessero già un nome.
Jhael Ortega, dottoranda alla Virginia Tech e coautrice dello studio, ha detto qualcosa che mi è rimasto impresso: «Il fatto che una specie così comune sia passata inosservata sotto il nome sbagliato per decenni dimostra quanto sia importante collegare correttamente i nomi scientifici alle popolazioni viventi in natura.»
Questa frase mi fa riflettere. La scienza non è solo esplorare luoghi mai visti. A volte significa guardare di nuovo cose che credevamo di capire.
I musei come macchine del tempo
Questa storia mi ha fatto apprezzare i musei di storia naturale in modo diverso. Quelle collezioni di animali conservati non sono cimiteri polverosi. Sono capsule del tempo.
I ricercatori possono tornare indietro, rivedere vecchie classificazioni, risolvere problemi che hanno confuso gli scienziati per decenni o secoli. In questo caso, combinare esemplari dell'Ottocento con le osservazioni moderne ha dato la prova definitiva: questa rana meritava il suo nome da sempre.
È quasi umiliante, se ci pensate. Per tutto quel tempo le rane facevano i loro richiami cliccando ogni notte mentre noi le chiamavamo con il nome sbagliato. Loro non lo sapevano. Ma nemmeno noi.
Cosa altro ci stiamo perdendo?
Ecco cosa mi tormenta: se possiamo mancare una rana comune, diffusa e rumorosa per cent'anni, cosa altro ci sfugge sotto il naso?
Le foreste del Chocó sono considerate fondamentali per la conservazione della biodiversità. Questa regione è piena zeppa di specie uniche. E chiaramente non abbiamo finito di catalogarle.
La descrizione formale di Pristimantis milpe è stata pubblicata su ZooKeys, una rivista dedicata a biodiversità e tassonomia. Spero che spinga altri ricercatori a controllare di nuovo le specie che pensiamo di conoscere. Le scoperte più emozionanti non sempre si nascondono in grotte inesplorate o montagne remote. A volte sono proprio qui, nel nostro cortile — o nei nostri musei.
La prossima volta che sentite una rana cantare fuori dalla finestra, pensate alla rana ladra di Milpe. L'umanità ci ha messo cent'anni per darle l'attenzione che meritava.
Ma meglio tardi che mai, no?
Fonte: ScienceDaily