Quando la cena diventa destino
La patata non ha solo sfamato gli abitanti delle Ande. Ha cambiato il loro DNA.
I ricercatori hanno scoperto che le popolazioni andine indigene possiedono un numero maggiore di copie di un gene chiamato AMY1. Questo gene produce un enzima che aiuta a digerire l’amido. In media, hanno tra due e quattro copie in più rispetto al resto dell’umanità. E la patata è il motivo.
La forza nascosta della patata
Prima di arrivare sulle nostre tavole, la patata è stata l’alimento principale delle Ande per migliaia di anni. Non era un contorno. Era una questione di sopravvivenza. Gli Inca la conservavano essiccandola al freddo, creando il chuño, per resistere agli inverni rigidi delle montagne.
Un lasso di tempo enorme, sufficiente perché la selezione naturale entrasse in azione.
Come funziona davvero l’evoluzione
L’evoluzione non funziona come un aggiornamento software. Non crea geni nuovi da un giorno all’altro. Piuttosto, amplifica quelli che già esistono.
Tra le prime popolazioni andine, alcune persone avevano più copie di AMY1. Chi ne aveva di più riusciva a estrarre più energia dalla patata, stava meglio, aveva più probabilità di sopravvivere e di avere figli. Con il passare delle generazioni, questo piccolo vantaggio si è accumulato. Il risultato odierno è una popolazione con una capacità superiore di digerire l’amido.
Secondo Omer Gokcumen, uno dei ricercatori, l’evoluzione agisce come uno scalpello, non come il completamento di una costruzione. Non aggiunge nuove parti. Semplicemente fa desapare le linee che già hanno il giusto vantaggio.
I numeri parlano chiaro
Confrontando le popolazioni andine che parlano quechua con 83 altre nel mondo, i ricercatori hanno il