La storia dell’evoluzione che i libri di scuola non raccontano
Ricordi il grafico lineare che mostrava scimmie che si alzavano in piedi, il cranio che cresceva e, infine, l’arrivo dell’uomo moderno? Meglio dimenticarlo, o almeno metà di quello schema.
Un gruppo di ricercatori della Arizona State University ha scavato per vent’anni in Etiopia e ora porta a casa un risultato che ribalta l’idea tradizionale delle nostre origini. La realtà è più intricata e, diciamolo, più affascinante del disegno semplificato che ci hanno sempre proposto.
Due antenati diversi nello stesso paesaggio
Tra 2,6 e 2,8 milioni di anni fa, nella stessa regione etiope vivevano almeno due specie di ominini. Da una parte i primi rappresentanti del genere Homo, dall’altra cugini ancora legati alla famiglia degli Australopitechi, quella di Lucy.
Non c’era un’unica strada dritta: c’erano rami paralleli che crescevano vicini. Tredici denti fossili bastano a dimostrarlo. I denti conservano dettagli su dieta, età e relazioni di parentela; sono piccoli archivi biologici che parlano chiaro.
Non appartenevano a Lucy
L’analisi mostra che quei denti non sono di Australopithecus afarensis. La linea di Lucy, quindi, si era già estinta intorno a 2,95 milioni di anni fa senza lasciare discendenti diretti nel nostro genere. Al loro posto c’era un’altra specie di Australopiteco, ancora senza nome ufficiale.
La data scritta nella cenere
L’Etiopia si trova in una zona di rift attivo. Vulcani e ceneri hanno ricoperto più volte il territorio, depositando cristalli che si possono datare con grande precisione. I fossili giacciono tra strati di cenere datati: basta leggere le date sopra e sotto per sapere esattamente quando vivevano quegli ominini. Niente congetture.
Ricostruire il mondo di allora
I ricercatori non si limitano ai resti ossei. Studiano sedimenti e pollini per capire com’era l’ambiente: fiumi, laghi, vegetazione. Un paesaggio più verde rispetto agli aridi altopiani odierni. Forse le due specie sfruttavano nicchie diverse o si spostavano in zone limitrofe, riducendo la competizione.
Un cespuglio, non una scala
Un ricercatore del team lo riassume così: «L’evoluzione umana non è lineare, è un albero cespuglioso. Alcune forme si estinguono». È la descrizione più onesta: rami che si diramano, alcuni si spengono, altri continuano. Uno di questi ha portato a noi.
Cosa manca ancora
Per dare un nome alla nuova specie servono più fossili e un quadro più completo delle differenze con i primi Homo. Il progetto Ledi-Geraru, attivo dal 2002, ha già restituito il più antico esemplare del nostro genere e i primi utensili in pietra. Ogni nuovo ritrovamento aggiunge un tassello.
La scienza procede così
I manuali si riscrivono quasi prima di essere stampati. Ogni scoperta importante modifica l’immagine che abbiamo di noi stessi. Non è un difetto del metodo scientifico: è proprio il suo punto di forza. Stiamo ancora scoprendo, pezzo dopo pezzo, la nostra storia.