Il giorno in cui gli Stati Uniti persero quattro bombe atomiche nel Mediterraneo
Una storia che sembra uscita da un film, ma è accaduta davvero
Immaginate di essere un pescatore spagnolo nelle coste di Almería, nella notte tra il 16 e il 17 gennaio 1966. È buio, il mare è agitato. All'improvviso, un'esplosione squarcia il silenzio. Fiamme nel cielo. Detriti che piovono ovunque.
Quella notte, un bombardiere americano B-52 si spezzò in due sopra la Spagna meridionale. E con lui, quattro bombe all'idrogeno.
Non è l'inizio di un romanzo di Tom Clancy. È la storia vera di Palomares.
Perché quei bombardieri sorvolavano l'Europa
Per capire cosa successe, bisogna tornare indietro di qualche anno. Siamo nel pieno della Guerra Fredda, e il terrore nucleare non è una metafora. È la realtà quotidiana.
L'URSS e gli USA puntano i missili l'uno contro l'altro. Ma i missili sono vulnerabili: fissi, prevedibili, facili da colpire per primo. I bombardieri strategici, invece, possono volare. Possono restare in aria per ore, giorni se necessario, pronti a rispondere a un attacco.
Ecco allora l'Operation Chrome Dome: una rete di bombardieri B-52 carichi di armi nucleari che orbitano costantemente intorno all'Unione Sovietica. Sempre pronti. Sempre in volo.
I piloti ruotano a turni. Gli aerei riforniscono in aria. È una partita a scacchi atomica che si gioca nei cieli.
L'incidente
Quel 17 gennaio, il B-52G con il nome in codice "Header 52" sta effettuando il consueto pattugliamento. A bordo, sei membri dell'equipaggio. E quattro bombe termonucleari Mark 28, ciascuna con una potenza centinaia di volte superiore a quella di Hiroshima.
Alle 10:22 ora locale, qualcosa va storto. Durante una manovra di rifornimento in volo, il B-52 collide con il KC-135 che lo sta rifornendo di carburante.
L'impatto è devastante.
Il KC-135 esplode in aria, uccidendo tutti i suoi occupanti. Il B-52, pesantemente danneggiato, perde rapidamente quota. I piloti tentano disperatamente di portare l'aereo verso il mare, lontano dalle abitazioni.
Ma non ce la fanno.
Il velivolo si schianta a circa 8 chilometri dalla costa di Palomares, una piccola località della provincia di Almería. Il relitto si disintegra in una valanga di fiamme e detriti. Tre membri dell'equipaggio vengono espulsi con i seggiolini eiettabili e sopravvivono. Gli altri tre perdono la vita.
E le quattro bombe?
Tre vengono ritrovate quasi subito, tra i rottami fumanti. Ma la quarta scompare.
Il caos e la bonifica
La notizia si diffonde rapidamente. Il governo spagnolo va su tutte le furie. La Spagna, ricordiamo, aveva concesso agli americani l'uso delle basi aeree solo a condizione che non venissero stoccate armi nucleari sul territorio nazionale. Ora, quattro bombe atomiche giacciono nel suo mare.
Inizia la più grande operazione di ricerca sottomarina mai tentata fino a quel momento.
Il Pentagono mobilita navi, sommergibili, elicotteri. Aerei da ricognizione sorvolano la zona senza sosta. Barche da pesca locali vengono requisite e trasformate in mezzi di ricerca. Sonor, il sistema di rilevamento acustico sottomarino, scandaglia ogni centimetro del fondale.
I sommozzatori della US Navy lavorano in turni estenuanti. Le correnti marine spostano i detriti. La visibilità sott'acqua è quasi zero. Giorni diventano settimane.
Il 7 marzo, dopo 79 giorni di ricerche, un sottomarino telecomandato individua la quarta bomba. Giace a 869 metri di profondità, semisepolta nel fango. È integra. Il materiale fissile non è detonato.
Un sospiro di sollievo globale.
O quasi.
Le conseguenze sanitarie: l'eredità nascosta
La storia ufficiale si chiude con il recupero delle bombe. Ma per molti, la vicenda non è mai finita.
I sommozzatori che hanno lavorato alla ricerca e al recupero, gli equipaggi delle navi impegnate nell'operazione, i militari che hanno partecipato alla bonifica: molti di loro hanno respirato, mangiato, bevuto in un ambiente contaminato.
Nel 2002, uno studio del Dipartimento della Difesa americano rivela che almeno 1.500 persone coinvolte nell'operazione Palomares hanno ricevuto dosi di radiazioni superiori ai limiti considerati sicuri. Plutonio, americio, altri isotopi radioattivi si sono dispersi nell'aria, nell'acqua, nel suolo.
I veterani iniziano a presentare tassi anomali di linfomi, leucemie, tumori alla tiroide. Patologie che colpiscono le generazioni successive: figli nati con malformazioni, nipoti con problemi genetici.
Ma quando chiedono riconoscimento e indennizzi, si scontrano con un muro.
La battaglia per la verità
Per decenni, i veterani di Palomares lottano inascoltati. Le autorità americane minimizzano. I rapporti ufficiali parlano di "esposizioni entro i limiti di sicurezza". I medici military tendono a non vedere legami causali.
È la solita storia: chi contesta deve provare tutto. Chi ha causato il danno, invece, può permettersi di non vedere.
Nel 2014, dopo anni di pressioni, il Congresso americano approva il Palomares Veterans Payment Program. Ma l'indennizzo è irrisorio rispetto ai danni subiti. E soprattutto, non ammette alcuna responsabilità.
Ancora oggi, l'associazione dei veterani di Palomares continua a battersi. Chiedono scuse ufficiali. Chiedono cure mediche adeguate. Chiedono che la loro storia venga raccontata.
La fine di Chrome Dome
Intanto, cosa è successo all'operazione Chrome Dome?
Dopo Palomares, gli alleati europei iniziano a riflettere. La Spagna caccia gli americani dalle basi. L'Italia pone condizioni più rigide. La Francia nicchia.
Ma è l'incidente stesso a parlare più forte di qualsiasi trattato.
Un aereo pieno di bombe nucleari che esplode sopra un territorio alleato, con detriti radioattivi che piovono su villaggi e campi: questa è la dimostrazione pratica che i rischi del pattugliamento aereo non sono accettabili.
Nel 1968, gli Stati Uniti annunciano la graduale riduzione di Chrome Dome. L'operazione viene ufficialmente sospesa nel 1968 e conclusa l'anno successivo.
I B-52 non orbitano più sopra l'Europa.
Ma i missili nucleari restano. In silenzio. Sottoterra.
Cosa ci insegna Palomares
A volte, le storie più significative non sono quelle dei grandi eventi, ma degli incidenti. Degli errori. Delle cose che quasi succedono.
Palomares ci ricorda che la deterrenza nucleare non è un concetto astratto. Ha piloti veri, aerei veri, armi vere. E quando qualcosa va storto, le conseguenze sono reali.
Ci ricorda anche che la storia ufficiale non è mai la storia completa. Ci sono sempre pagine nascoste. Veterani dimenticati. Contaminazioni taciute.
E ci ricorda, infine, che l'Europa non è mai stata immune dal rischio nucleare. Abbiamo vissuto per decenni sotto l'ombrello — e sotto la minaccia — di armi che non abbiamo mai controllato del tutto.
Quella notte di gennaio, quattro bombe caddero nel Mediterraneo. Una nel fango, tre tra le fiamme.
Dovremmo ricordare.
Hai trovato interessante questa storia? Condividila con chi vuoi. E se vuoi approfondire qualche aspetto, lascia un commento.